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Offende Valerio Scanu, arriva la condanna per Fabri Fibra

Offende Valerio Scanu, arriva la condanna per Fabri Fibra

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La canzone “A me di te” del noto musicista marchigiano Fabri Fibra ha leso la reputazione del cantante Valerio Scanu. Lo ha decretato una sentenza del Tribunale di Milano. Il rapper di Senigallia oltre a essere stato condannato a pagare una multa, ha dovuto versare a Scanu una provvisionale di circa 20mila euro.

Secondo il verdetto del pubblico ministero Silvia Perrucci, della procura di Milano, Fabri Fibra ha gravemente turbato l’animo l’artista promanante dal talent Amici. Nella canzone, pubblicata nell’album Guerra e Pace del 2013, Fabri Fibra dice di Valerio che “In realtà è una donna”. Ancora: “Gli ho abbassato i pantaloni e sotto aveva un tanga”. E nel testo sono numerose le allusioni sessuali esplicite. Per questo, il pm ha ritenuto di accusare Il rapper del reato di diffamazione.

“La musica è libertà, ma insultare squallidamente una persona non è musica e non è arte. Ognuno è libero di manifestare liberamente il proprio pensiero, non di offendere e diffamare una persona”.

“Oggi mi ritrovo l’iPhone pieno di messaggi. Molti mi chiedono se devo veramente pagare questo risarcimento. Sì, ho già pagato tempo fa. È strano che La Repubblica si prenda la briga di pubblicare parti di una sentenza di un anno fa, proprio adesso. La storia di A Me Di Te è tutta strana: la canzone è di tre anni fa, non è mai stata un singolo, non ha mai avuto un video. Non ha mai creato un gran rumore mediatico, fino ad ora che Repubblica l’ha voluta rispolverare. A Me Di Te è nato come un pezzo divertente, scritto in freestyle, è roba che non andrebbe presa sul serio, i nomi nel testo sono deformati, proprio per far ridere e per creare una situazione ironica. Non è la prima volta che mi ritrovo a “giustificare” le mie rime, i miei fan ormai ci sono abituati e si fanno anche due risate a riguardo, perché sanno che questo è rap. Poi c’è chi la può cavalcare a piacimento a seconda di come tira il vento. Nei momenti di calma piatta, tirar fuori una canzone di tre anni fa e alzare un polverone come questo, probabilmente fa comodo a chi ci guadagna. Voglio solo chiarire per l’ennesima volta la mia posizione sull’argomento: non solo non sono omofobo, ma l’orientamento sessuale di chicchessia non modifica minimamente la mia opinione sugli altri. Scrivere di certi argomenti nelle canzoni apre dei dibattiti e può far infuriare la polemica, ne sono completamente consapevole. In un passaggio del testo infatti dico “è solo un gioco, ma in pochi lo capiscono”. Ho sempre criticato i personaggi di un certo tipo che arrivano sotto i riflettori grazie a mille strategie e scorciatoie televisive, nei miei dischi sono libero di poterlo fare, lo faccio nel mio stile e non credo di offendere o danneggiare veramente nessuno”.